Il conflitto democratico, competere per un mondo migliore

il-conflitto-democratico.jpgMentre scrivo questo post ascolto Sebastino Barisoni che si indigna con Marco Travaglio perché usa il noi e il voi per distinguersi dall’egemonia del pensiero neoliberista nel quale la nostra società vive oggi. Non amo affatto Travaglio, e non condivido molto della visione di Barisoni, ma è chiaro che nessuno dei due sta usando questa distinzione per competere nel creare un mondo migliore. La loro non è infatti una competizione agonistica fra due visioni diverse di società. Il loro è un rapporto antagonistico, un conflitto fra due fazioni che devono prevaricare l’una l’altra. Secondo la Mouffe, storica politologa della corrente post-marxista, le identità politiche, essendo identità collettive, possono solo identificarsi nella distinzione fra noi e loro senza che questo debba costituire un conflitto.
Nella sua idea, la democrazia perfetta non può esistere, perché la collettività è cosi complessa che essa è irraggiungibile. La democrazia diviene quindi una competizione per il potere fra idee (noi/loro) di società diverse. Potere, nuova egemonica che sostituisce la precedente, rivoluzionando le istituzioni.
Essere avversari e non nemici, legittima quindi ogni forma di pensiero collettivo, anche la più radicale, purché questa sappia proporre un nuovo modello di società. Da qui la forte critica all’esodo, come forma di lotta al egemonia dominante, e alla rivoluzione intesa solo come sostituzione di qualcuno al potere, che invece può avvenire solo attraverso un cambiamento delle istituzioni.
Non so se sia la visione corretta, o quanto sia utopico pensare che un società evoluta dovrebbe competere e non sopraffarsi per il potere, ma mi piace.
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About Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
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