KRISTINA NOBLEMAN

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West Coast Craft
November 18-19 / 10am – 6pm
Booth #B13
Fort Mason, San Francisco

to view my recent series of handmade textiles

https://www.kristinanobleman.com/

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Altro che clima!

screenshot_20171028-132917464767248.pngSe l’aria del Vietnam fosse meno inquinata i suoi abitanti vivrebbero in media 1,16 anni di più, scrive VnExpress citando i risultati di uno studio dell’Istituto per le politiche energetiche dell’Università di Chicago. Dopo aver esaminato l’inquinamento atmosferico in 86 paesi, gli scienziati hanno concluso che c’è un legame forte tra i li- velli di particolato sottile pm 2,5 e l’aspettativa di vita. La concentrazione media annuale di pm 2,5 in Vietnam è 20,9 microgrammi per metro cubo d’aria, il doppio dello standard stabilito dall’organizzazione mondiale della sanità. Tra il 1990 e il 2015 i decessi attribuibili all’inquinamento dell’aria nel paese sono aumentati del 60 per cento.

Ho sempre criticato la comunicazione catastrofista e a lunga scadenza sul clima e quanto questa immagine faccia male alla causa. Come scrivo spesso, commentando post di amici e su questo blog, immagine delle mie elucubrazioni personali, per me la scelta di portare avanti questa narrazione del problema allontana solo la gente e probabilmente è voluta, in modo da poter continuare nel business as usual. Alla presa in giro di questo tipo di comunicazione si aggiunge il trascurare completamente i reali problemi dell’utilizzo di idrocarburi e simili. Problema spesso relegato a trafiletti sui giornali in cui continuo a vedere chiare responsabilità di cui non vogliamo accorgerci.

Fonte: internazionale 1228

 

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Da non perdere…

’77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren: http://m.museodiromaintrastevere.it/

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Correlazioni casuali

22489840_10213048113948872_2762678665677459844_n.jpgCorrelazioni casuali: l’Italia è il primo grande paese Europeo per numero di autovetture procapite, prima di noi c’è ad esempio il Lussemburgo, che investe meno di noi in scuola e università. Sarà un caso? Ovviamente si. Probabilmente il numero esiguo di abitati in paesi come Lussemburgo, San Marino, Malta, Monaco alterano le statistiche visto anche che questi luoghi sono paradisi fiscali. Quello che rimane preoccupane è un paese destinato a diventare sempre più ignorante a cui pesa il c…

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Mamme

monoruota.pngOggi ho visto una mamma su di un monoruota elettrico spingere la carrozzina, sfrecciando a 10 km/h nel traffico. Fantastico! A momenti mi investiva….

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Negative ion Time Projection Chamber operation with SF6 at nearly atmospheric pressure

Screen Shot 2017-10-06 at 09.13.55

https://arxiv.org/abs/1710.01994

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Carbon tax, cosa sbaglio?

img_20161024_235843150067162.jpgLeggevo ieri l’articolo dell’amico Ivan Manzo sull’introduzione di una Carbon Tax che indica una possibile soluzione al problema dell’utilizzo di combustibili fossili. Come Ivan sa sono sempre stato contrario a queste forme quali incentivi, certificati verdi e ora carbon tax, poiché prima dei benefici reali fanno sempre tanti danni, che normalmente paga il contribuente. Ma, a parte il mio pensiero, ci sono un paio di cose che proprio non capisco.

Se non ho sbagliato calcoli e fonti, 80 euro a tonnellata di CO2 prodotta e’ una tassa ridicola: prendiamo il caso del petrolio. Un litro di petrolio genera circa 2.5g di CO2. Una tonnellata sono 100000 g, il che implica che servono 10^5/2.5 = 40000 litri di petrolio per produrre una tonnellata di CO2. Quindi, preparatevi Italiani! il petrolio aumenterà di 0.002 euro/litro. Ora secondo voi qualcuno, e in particolare le grandi imprese e i trasporti, cambierà il suo modo di inquinare per questo? Nessuno sa bene quale dovrebbe essere il costo reale del petrolio se includesse tutte le esternalizzazioni (ambientali e sociali) che il suo utilizzo sta generando, ma e’ sicuro che il suo prezzo non dovrebbe aumentare di soli 0.002 euro per tenere conto dei danni che sta facendo.

La seconda cosa che mi viene in mente e’ che una tassa “democratica” e non incrementale e’ sempre sbagliata. Tutti i consumatori pagano ugualmente, mentre chi consuma di più dovrebbe pagare di più, contribuendo maggiormente alla comunità. Peraltro, una tassa “democratica” colpisce non solo la produzione dei consumi, ma anche dei bisogni. Perché?

Se vogliamo che i processi produttivi, acciaierie, centrali termoelettriche, trasporti su ruota, ecc. ecc., si rinnovino veramente dovremmo imporgli di cambiare rapidamente e non certo con una tassa che non conta più dello 0.0000015% del loro costo energetico.

Ho l’impressione che questa tassa sia solo un modo per trovare, in parte a scapito del contribuente, un po’ di soldi per pagare i danni che la produzione, sovraproduzione e consumismo, stanno creando all’ambiente e alla società, pulendo la coscienza e mantenendo il business as usual…

 

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