Articolo 1

evoluzionePer anni questo blog, raccolta di liberi pensieri personali, ha avuto come sottotitolo l’articolo 9 della Costituzione: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Scelta sicuramente non originale, ma che rappresentava bene quello che avrei voluto comunicare. Ho sempre ritenuto inoltre che la Costituzione Italiana, fosse praticamente perfetta: democratica, inclusiva, egualitaria, lungimirante… e che l’articolo 9 rendesse assolutamente merito alla storia, alle battaglie del presente e alle sfide del futuro del nostro Paese. Oggi mi rendo conto che forse non e’ più vero, se non altro nelle priorità dei suoi articoli. Forse la nostra Costituzione e’ impostata un po’ troppo su diritti, piuttosto che su valori, forse e’ un po’ troppo figlia di una logica economica e produttivistica del dopoguerra, valorizzando solo successivamente l’aspetto culturale e sociale a cui, non solo l’Italia ma tutta l’Europa ormai dovrebbe tendere.
La nostra Costituzione si fonda su un diritto, il lavoro,  che con ogni probabilità, visto quello che sta accadendo e alla vigilia della quarta rivoluzione industriale, nel pieno del dibattito sul reddito di cittadinanza, della delocalizzazione, della globalizzazione, del precariato istituzionalizzato, delle disuguaglianze economiche e sociali, ecc. assume quasi un tono di presa in giro. Francamente vorrei che l’uomo si liberasse rapidamente dalla schiavitù del lavoro per dedicarsi a qualcosa di più alto.
Anche se è ancora utopico pensare che le macchine possano svolgere realmente tutto quello che ci serve, ritenere che si possa pensare ad un mondo in cui le fonti energetiche non siano monopolio di pochi ma un diritto (gratuito) di tutti, in cui fame e malattie siano debellate garantendo a tutti, di fatto, reale uguaglianza, opportunità e benessere, penso che la nostra Costituzione dovrebbe puntare un po’ di in avanti, essere un po’ più lungimirante ponendosi nuovi e più alti valori fondanti.
Per questo da oggi ho cambiato il sottotitolo di questo blog in: l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla Cultura, le Arti e la Scienza. Un nuovo “articolo 1” per liberarci dalla schiavitù del Lavoro.

Buon 2018!

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Ecco a cosa serve studiare!

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Spesso si danno tante motivazioni ai ragazzi per studiare, ogni volta che vado nei licei i prof. mi chiedono, cerchi di motivarli, questa e’ una scuola difficile, qui molti ragazzi abbandonano… Penso che questa tabella di Observa – http://www.observa.it/italiani-tecnoesclusi/?lang=it – il centro di ricerca Science in Society, metta bene in evidenza le vere ragioni per quali e’ necessario studiare. E’ vero, si studia per avere un lavoro, un futuro, la possibilità di guadagnare, di essere indipendenti, di mettere su famiglia. Inoltre alla vigilia della quarta rivoluzione industriale solo chi saprà adattarsi ai nuovi mestieri potrà sopravvivere. Ma alla fine tutto questo accade in realtà perché chi ha la possibilità di studiare e’ semplicemente più aperto al nuovo e capace di creare sviluppo e progresso. Questo dovrebbe anche suggerire a chi ci governa che l’investimento in scuola ed università e’ probabilmente la scelta politica più lungimirante e costruttiva che si possa fare.

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Esperienze di fascismo social sui vaccini

Durante i giorni di Natale magari ti va di svaccarti un po’ sui social, magari non necessariamente postando la solita foto della mangiata, ma cercando qualcosa con la quale farti un po’ di cultura. Mio cognato mi aveva segnalato un post sui vaccini di un certo Fabio di Matteo e mi aveva chiesto cosa ne pensassi. In questo post si mischiava il concetto di incidenza statistica di un determinato virus (esempio il morbillo) con l’immunità che invece deriva dalla vaccinazione e ci si lamentava che i “luminari” (cosi’ chiama gli scienziati del mestiere) bannassero le sue richieste di spiegazione  su questa tabella dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in cui secondo la sua lettura non tornavano le statistiche. Secondo la sua interpretazione, il numero di destra per l’encefalite da morbillo a seguito della somministrazione del vaccino non poteva essere cosi basso data la popolazione italiana e l’incidenza della encefalite. In sostanza si doveva assumere la probabilità di contrarre l’encefalite pari a 1/2000 al posto di 1/1.000.000. Dopo varie interazioni con lui e molti seguaci di questa filosofia (e in generale delle teorie del complotto) ho provato a spiegargli che non si po’ paragonare con l’incidenza della malattia con gli effetti del farmaco (vaccino). Sono 2 campioni diversi: uno e’ un campione che ha contratto la malattia nel quale in 1/2000 insorge l’encefalite, l’atro e’ un campione sano al quale viene somministrato il vaccino in cui in un caso 1/1.000.000 in cui si scatena come effetto collaterale l’encefalite. I due campioni e le due statistiche in linea di principio non si parlano e magari e’ proprio comprendendo la differenza fra i due numeri che uno dovrebbe vaccinarsi (oltre al concetto dell’immunità di gregge che rende una malattia differente da una epidemia). In ogni caso, dopo avermi richiamato all’ordine mi ha bannato proprio come qui luminari, probabilmente esausti, avevano fatto con lui…

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Informazione S.O.X. – #agi @redazioneiene @Agenzia_Italia

Screen Shot 2017-12-10 at 18.39.26      Gentilissimi,
Mi spiace moltissimo per la giornalista Nadia Toffa, che dopo aver sparato un sacco di cavolate sui Laboratori Nazionali del Gran Sasso e l’esperimento SOX, ha avuto un malore. Ma vorrei segnalarvi che il vostro post rende alternato merito alla questione, non perché non conosciate la scienza, che capisco possa essere ostica per alcuni, forse soprattutto per i giornalisti, ma più che altro perché sembra che non vi sia nota la geografia. Ginevra, infatti, dove si trova il CERN, non e’ L’Aquila (Abruzzo, Italia) dove si trovano i Laboratori Nazionali del Gran Sasso… Ma poi che c’entra Trieste e il presidente di quella regione?
Bho…. informazione….. sarà l’effetto Gelmini e il suo tunnel per i neutrini
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Le radici del rifiuto della scienza – @le_scienze @gNellerba

defreitas-web.jpgMolto interessante l’articolo di Katharine Hayhoe “Le radici del rifiuto della scienza” sul numero 592 di “Le Scienze” in edicola questo mese. Finalmente, gli scienziati, e in particolare i climatologi, al contrario di molti giornalisti scientifici e colleghi italiani, iniziano a capire che comunicare la scienza non è solo colmare un deficit ma piuttosto un problema di istanze culturali, politiche e psicologiche che hanno ben poco a che fare con fatti e metodi. Mi capita spesso di discutere con amici climatologi, scontrarmi con il qualunquismo della comunicazione scientifica, o dibattere con colleghi che amano trincerasi dentro quella torre d’avorio con la scusa del fact checking, delle fonti, dei riscontri ecc. ecc e che non capiscono quanto sia necessario un cambiamento di paradigma: la scienza forse non e’ democratica, ma soprattutto l’ignoranza non e’ democratica e su questo bisogna concentrarsi. I numeri contano, ma è assolutamente inutile parlare di numeri a chi non può capirli come è inutile raccontare i fatti a chi crede piuttosto che sperimentare, indagare e capire tutto il fake che ci circonda. SOX docet!

 

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L’intelligenza artificiale dominerà le nostre vite?

intArt“L’intelligenza artificiale dominerà le nostre vite?”, si intitola l’articolo del New Scientist (Internazionale 1232). Probabilmente sì: la tecnologia e le macchine sono parte dell’evoluzione umana. Evoluzione che ci ha distinto dagli animali, quindi non mi preoccupo. Mi chiedo piuttosto se non sia il caso di cambiare finalmente il primo articolo della nostra costituzione con: l’Italia è una repubblica democratica, fondata sulle arti e la scienza, liberandoci finalmente dalla schiavitù del lavoro.

posta@internazionale.it numero 1233

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Non ho l’età

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fonte: intrenazionale.it

 

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