Un giorno in carcere

Non vi preoccupate, non sono finito in carcere, almeno non per il momento…
A giugno, l’INFN, ovvero l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’ente di ricerca per il quale lavoro, mi ha mandato a parlare di neutrini agli studenti detenuti nel carcere di Rebibbia. Un’ esperienza unica.
Anche se mi occupo di comunicazione scientifica regolarmente, e spessissimo mi trovo a spiegare a ragazzi ed adulti le nostre ricerche, parlare ad un pubblico così speciale mi preoccupava. Spiegare la fisica nucleare e sub nucleare, ai giovanissimi, al di la’ di trovare le parole giuste è sempre abbastanza facile: i ragazzi fino alle scuole medie hanno cervelli aperti e curiosi, si appassionano subito, seguono quello che dici e tipicamente fanno le domande più difficili e intelligenti. I liceali al contrario sono i più complicati, i fermenti adolescenziali li distraggono, e anche se teoricamente con loro potresti usare un linguaggio più tecnico, spesso ti trovi a cercare strade comunicative semplicemente accattivanti, tali da  attrarre la loro attenzione e coinvolgerli. In ultimo ci sono gli adulti, l’osso duro, quelli a cui devi raccontare le cose come se fossero bambini cresciuti e che spesso ti pongono domande confuse magari basate su una notizia letta su qualche giornale che poco c’entra con quello che hai spiegato. Dunque preparare una lezione per degli studenti liceali di  età le più diverse, che seguono dei corsi di materie non scientifiche e detenuti all’interno di un carcere, mi preoccupava un po’. Cosa bisognava inventarsi?
L’occasione era la presentazione di due documentari all’interno della manifestazione, organizzata da Attilio Vitali, ROME DOCSCIENT FESTIVAL 2011: Nino il Neutrino, divertente cartone animato realizzato dal mio ente; un documentario astronomico presentato dall’amico Adriano Palenga dell’Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA).
Ci ha accolto la Dott.ssa Silvia Caravita ricercatrice dell’ISTC-CNR  che da tempo si occupa di attività con i detenuti, ci ha comunicato che dovevamo lasciare tutte le cose che avevamo negli armadietti esterni, e ci ha guidati fino all’auditorium, locale con un aspetto un po’ parrocchiale, dove un simpaticissimo secondino, appassionato di scienza aveva preparato il necessario per la proiezione.
Mentre aspettavamo i detenuti, e Adriano cercava di studiare come commentare il documentario assegnatogli, la Dott.sa Caravita mi ha raccontato che, grazie alla disponibilità dell’attuale direttore del carcere, da alcuni anni riesce ad organizzare questi incontri su vari temi, sottolineandomi le difficoltà di apprendimento e coinvolgimento di  un gruppo di persone cosi’ eterogeneo, che partecipano a queste attività extrascolastiche volontariamente.
Dopo circa mezzora sono arrivati gli studenti, in gruppetti di 4/6 presone per classe, rigorosamente accompagnati da un paio di secondini per gruppo: giovani, anziani, italiani, stranieri, vestiti in modo il più diverso. Tutti ci hanno stretto la mano un po’ timidamente.
La Dott.sa Caravita ci ha introdotto, e noi abbiamo presentato i due temi dei filmati: i neutrini e le galassie.
Dopo la proiezione di Nino il Neutrino, ho subito iniziato a parlare cercando di incuriosire la platea, anche se dopo pochissimo e’ arrivata la prima domanda, da colui che poi si e’ rivelato il  più preparato e curioso di tutti, e da li una valanga di altre domande, su OPERA, LHC, il bosone di Higgs, la presenza dell’Italia nella ricerca in campo internazionale. Piano, piano, oltre al più attento molti altri hanno iniziato ad essere coinvolti e fare domande, sempre pertinenti e comunque tutta la platea si e’ mostrata molto attenta e coinvolta. Adriano, dopo di me, e’ riuscito a fare un’eccellente lavoro rendendo accattivante mezz’ora di immagini, che purtroppo non erano le più appropriate, perché troppo tecniche e poco scenografiche.
Alla fine abbiamo concluso il dibattito che si era creato con i detenuti meno timidi. Purtroppo l’ora d’aria era termina. Un’ora e trenta appassionata e appassionante discussione dalla quale ho imparato che i detenuti sono curiosi come giovani studenti delle scuole medie, preparati come quelli delle superiori,  con un aspetto diffidente di adulti che pian piano scoprono lo sguardo intatto da bambini 😉

Informazioni su Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
Questa voce è stata pubblicata in Editoriali. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Un giorno in carcere

  1. Pingback: Ricercatori di cuori | Giovanni Mazzitelli's Home Page

  2. Pingback: Uso improprio del cuore | Giovanni Mazzitelli's Home Page

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...