La ricerca e le primarie del centro sinistra

Un paio di settimane fa ho scaricato quello che nei siti dei tre candidati principali del centro sinistra era disponibile come programma: una brochure di Bersani di 16 pagine con molte figure, un programma sintetico di Renzi di 26 pagine, il libro di Vendola di 193 pagine!
Mi sono quindi fatto una idea dei tre programmi, e devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso da tutti e tre: Renzi con qualche derapata, sembra più di sinistra di quanto pensassi; Bersani, se pur a sintetici slogan, mi sembra che abbia sempre al centro quello che penso; Vendola, dietro le ricche spiegazioni, è concreto.
Non credo di avere le capacità, se mai i programmi sintetici di Bersani e Renzi permettessero una valutazione concreta, di poter dare un giudizio tecnico su temi quali economia, salute etc ma posso sicuramente capire un po’ meglio ciò che riguarda scuola e ricerca.

SapereBersani sintetizza in questo slogan le 10 righe che troviamo sulla sua brochure nella pagina su educazione e ricerca. Personalmente non posso che trovarmi pienamente d’accordo con questa visione. L’Italia è un paese che di sapere ne ha da vendere, e l’idea di valorizzarlo e renderlo lo strumento principe per “assicurare la dignità del lavoro e combattere le disuguaglianze” mi trova pienamente d’accordo. Dalla scuola alla ricerca, se riuscissimo a fare tesoro del nostro sapere saremmo sicuramente un paese vincente cosa che la storia ci ha insegnato e le migliaia di ricercatori italiani nel mondo dimostrano quotidianamente.

Venture Capital – Caro Renzi, anche se ti ho trovato più di sinistra di quanto pensassi leggendo il resto del tuo programma, sono rimasto abbastanza deluso dal capitolo “Rilanciare l’università e la ricerca”. Forse a volte la saggezza degli anziani, è meglio delle frasi fatte sentite e risentite. Una copia, che in Italia verrebbe sicuramente male, dielle metodologie americane, come l’autofinanziamento degli studenti all’università, gli incentivi fiscali, il venture capital e le solite proposte ritrite sulla valutazione. Peraltro questa storia degli incentivi fiscali alla ricerca universitaria che ama tanto la sinistra in generale non l’ho mai capita, mi sembra come voler riciclare soldi per rifarsi un’immagine. Chiunque sa che il problema del PIL(*) in ricerca italiano dipende dall’impegno inesistente dell’impresa italiana negli investimenti in ricerca e nel reclutamento di ricercatori al suo interno. Ancora una volta invece si pensa di girare all’università quest’onere lasciando all’impresa l’onore…(**)

Una vita senza ricerca non e’ degna di essere vissutaVendola, grazie alle 193 pagine a disposizione, e’ sicuramente il più completo. Partendo dalla critica di riforme senza investimenti del passato e dall’analisi dei meccanismi che hanno portato al precariato in scuola e ricerca, pone l’accento sulla cultura come bene comune e sulla formazione come strumento di valorizzazione dei talenti, prevedendo un sostegno significativo per coloro che vogliono creare nuove imprese in settori innovativi. “L’università deve superare, inoltre, la divisione fra il sapere tecnologico e quello umanistico” e “la frammentazione di sapere in specialismi e microspecialismi” oltrepassando le forme attuali di “provincialismo e competitività” per accedere a valori diversi quali “l’universalità e la cooperazione”. Valorizzare, infine, il ricambio generazionale, rilanciando una università che “non sia nelle mani di una governance dominata da logiche esclusivamente imprenditoriali” e una ricerca sana che si muova nel panorama internazionale realizzando una mobilità da e verso l’Italia. Una agenda politica fatta di “persone e saperi”, che investa sulla “conoscenza come forma di sviluppo”. L’unica critica che posso fare a Vendola, e’ che non risulta essere chiaro da dove pensa di ricavare i fondi, anche se mi dicono che dove ha amministrato e’ realmente riuscito ad attivare meccanismi di sostegno per i giovani e i progetti innovativi.

(*) in Italia, penultimo fra i paesi industrializzati con un investimento di poco superiore all’1%, circa 0.6 % del PIL in ricerca e sviluppo e’ riconducibile ad investimenti pubblici. Questo numero e’ assolutamente allineato con le medie europee. Quello che manca invece e’ un reale investimento da parte delle imprese nell’assumere ricercatori e creare laboratori di ricerca per sviluppare al proprio interno tecnologie innovative e competitive, come anche quella mobilità tanto decantata da tutti.

(**) Renzi poi mi deve spiegare se conosce la matematica. Pagina 10 del programma di Renzi: ” Per i giovani. Al fine di combattere la precarietà e ridurre il cuneo fiscale, tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato avranno un bonus contributivo di 1000 euro l’anno, cioè cento euro al mese, per tre anni, con una riduzione del costo contributivo di circa il 20 per cento per gli operai e del 15 per cento per gli impiegati secondo i dati della CGIA di Mestre”… 1000/12=100!

Informazioni su Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
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