I numeri della Ricerca Italiana #ERN

ERA

In questi giorni mi chiedono, in particolare giornalisti e cittadini che partecipano ai nostri eventi della notte europea dei ricercatori,  i numeri della ricerca italiana nel contesto europeo. Numeri sui quali molti ricercatori italiani stanno ragionando per dimostrare che abbiamo bisogno di una diversa cultura della ricerca per uscire da questa devastate crisi economica, nonché culturale.

E’ appena uscito il rapporto dell’European Research Area – ERA che evidenzia alcuni di questi numeri e il confronto con l’Europa:

Italia

Europa

Posizione in Europa

Stanziamenti pubblici o spese per la ricerca e lo sviluppo (GBAORD), 2012

EUR 8822.3 m

EUR 90670.3 m

4

Stanziamenti pubblici o spese per la ricerca e lo sviluppo  (GBAORD) pro capita, 2012

EUR 145.1

EUR 178.6

13

GBAORD/GDP, 2012

0.6 %

0.7 %

16

GBAORD come quota della spesa pubblica totale, 2012

1.1 %

1.4 %

17

Numero di ricercatori, 2011

151597

2545544

5

Numero di ricercatori/1000 della popolazione attiva, 2011

6.0 ‰

10.6 ‰

24

dottorandi non-EU come % di tutti gli studenti di dottorato, 2011

8.4 %

24.2 %

13

Quota di donne ricercatrici, 2011

34.9 %

33.2 %

15

Percentuale di donne con dottorato, 2012

53,2%

47%

6

Percentuale di donne ricercatori senior, 2010

20%

20 % (EU27)

8

Percentuale di donne a capo delle istituzioni nel settore dell’istruzione superiore, 2010

23.4 %

15.5 % (EU28)

3

Pubblicazioni per ricercatore, 2000-2011

4,5

2,89

2

Co-pubblicazioni all’interno dell’UE per ricercatore, 2000-2011

0,7

0,45

5

Co-pubblicazioni con ricercatori provenienti da paesi terzi per ricercatore, 2000-2011

0,6

0,45

5

Le domande di brevetto PCT per ricercatore

0,021

0,02

7

I numeri sopra ripostati mostrano un paese che non investe come dovrebbe sia in termini assoluti che nelle figure chiave, i ricercatori, classificandosi ultimo per numero di ricercatori rispetto alla popolazione attiva. A questo si aggiunge il fatto che abbiamo la ricercatori sotto i 40 anni obesrvapopolazione di ricercatori più vecchia d’Europa: è ad esempio 1/10 il rapporto fra docenti universitari sotto i 40 anni rispetto al totale dei docenti, quando paesi come la Germania sfiorano un rapporto del 50% – Annuario Scienza Tecnologia e Società 2014 di Observa Science in Society – un invecchiamento preoccupante che comprometterà sicuramente le nostre competenze e capacità di rimanere competitivi in questo settore ancora eccellente.

Informazioni su Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
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7 risposte a I numeri della Ricerca Italiana #ERN

  1. Pingback: Comunicare il Ricercatore #ERN | Giovanni Mazzitelli's Home Page

  2. Luigi Bertuzzi ha detto:

    Già che ci siamo, non sarebbe il caso di far sentire il bisogno di una diversa cultura sociale?
    Investire in una ricerca contestualizzata in una società che non sa mettersi in relazione con la cultura scientifica, come hanno fatto l’Olivetti degli anni ’80 e la Commissione Europea della Società dell’Informazione, equivale a fare un buco nell’acqua.

    • Caro Luigi, non so se ho capito bene il tuo commento. Immagino che per cultura sociale, intendi l’investimento di qualcuno come Olivetti in educazione, formazione, scuola e lavoro che crei una classe sociale competente e capace di produrre grandi innovazioni. Il successivo post, comunicare il ricercatore, racconta in un certo senso proprio questo: gli italiani hanno una scolarizzazione ultima in Europa sopra i 30 anni e pericolosamente sono addormentati davanti alla TV. Solo ricreare una cultura e attenzione all’educazione e formazione potrà permetterci di recuperare qualche posizione che pericolosamente stiamo perdendo. Il collasso dei numeri della ricerca è solo la goccia che fa traboccare il vaso di in un sistema che non funziona più. L’ennesimo campo italiano eccellente che stiamo distruggendo.

  3. Luigi Bertuzzi ha detto:

    Il fatto che pure tu, Giovanni, non mi capisci bene … è indicativo di un errore di rotta [istituzionale], spiegabile [da me] solo se l’INFN riesce a farsi una ragione di ascoltare un 74enne che entrò nel mondo del lavoro per aiutare i suoi ricercatori a usare il CDC 6600 del CERN e del CINECA …. nel 1969.
    Poi ci fu l’Olivetti, che mi assunse per diventare leader dei Sistemi Aperti, durante gli anni ’80, ma non mi potè capire. Non sapevo rispondere alla domanda “Where is the beef?”
    Poi ci fu la Commissione Europea, che si servì di me per indagare, con altri, gli standard necessari a rendere “interoperabili” le Pubbliche Amministrazioni, ma non mi potè capire. Ero l’unico che esclamò “bullshit” [in cuor suo] quando l’industria USA pose un veto a un processo di standardizzazione dell’ICT che non fosse esclusivamente “lavoro tecnico”.
    Da allora [1993] assistiamo a un degrado costante di quella che io chiamo “cultura sociale”.

    • Caro Luigi,
      personalmente condivido quello che dici, anche se non sono così navigato da aver vissuto quelle storie in prima persona. Ma, continuo a non capire la tua critica a quanto da me scritto. O meglio, cosa di quanto da me sottolineato sia in contrasto con le tue affermazioni, non credo che vedere crollare gli indicatori della ricerca nel contesto europeo sia degno del paese di Galileo, Marconi, Fermi, ecc e di innovatori come Olivetti.

  4. Luigi Bertuzzi ha detto:

    Caro Giovanni,
    il mio commento non voleva essere critico; voleva piuttosto esprimere l’ansia di chi sente un appiglio sfuggirgli di mano.
    Nell’articolo di Roars che hai citato, per sottolineare il bisogno di una diversa cultura della Ricerca, ho inserito un commento con una citazione della Mazzuccato, dove trapela [senza soddisfare il mio senso di urgenza] la necessità di una relazione tra cultura scientifica e quel tipo di cultura [ho provato a chiamarlo “cultura sociale”] senza la quale non credo si possa aspirare a qualche forma di “innovazione istituzionale”.
    Vorrei aggiungere altre considerazioni ma non riesco – al momento – a farlo in modo sintetico e chiaro.

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