Pop Science #SIS2016

cover_science-in-pop-293847La settimana scorsa si è svolta la prima conferenza internazionale sull’Impatto della Scienza nella Società, SIS2016 23-29 luglio, Barcellona. Occupandomi ormai da parecchio di quella che noi italiani chiamiamo diffusione della cultura scientifica, ho deciso di buttarmi fra i sociologi, psicologi e pedagoghi per una settimana: esperienza interessante, formativa e divertente. Alla conferenza c’era un ambiente misto tra scienziati di varie discipline, fra cui tre premi Nobel, testimoni di progetti e metodologie di successo, e sociologi, interessati soprattutto a capire come trovare degli indicatori di attività scientifiche con grande impatto nella società. Quest’ultimo, è sicuramente un tema molto spinoso con il quale noi ricercatori ci troviamo completamente a disagio, perché normalmente riteniamo che la creatività e la passione che guidano la ricerca scientifica non siano effettivamente misurabili. Il problema comunque esiste, chi ci finanzia e la società non ha certo la nostra stessa formazione e attitudine, ed è quindi coretto, a mio personale modo di vedere, valutare fin dove è possibile. Il problema è capire come e con quali limiti, soprattutto perché i finanziamenti per la ricerca scientifica sono basati su questo tipo di considerazioni.
Durante la conferenza sono stati presentati progetti molto belli e interessanti e nelle plenarie c’erano ospiti di altissimo livello internazionale sia scientifico, che sociologico. A tutti gli interventi è seguita un’ampia discussione in cui la platea eterogenea, e abbastanza giovane, ha messo in luce idee e criticità.
Personalmente sono stato colpito da alcuni punti:

  • Il ruolo del ricercatore nella comunicazione scientifica;
  • Il pericolo di basare una valutazione sui risultati del passato;
  • La scarsissima attenzione al mondo dell’open source, open science, etc.

Sul primo punto costato che ancora sia i ricercatori che comunicatori scientifici, sociologi, psicologi e formatori non hanno ancora trovato una chiara collocazione, non solo in Italia ma in buona parte d’Europa. Nella conferenza sono stati presentati interessantissimi progetti di ricercatori che fanno i comunicatori scientifici, di comunicatori scientifici che vogliono insegnare agli scienziati a comunicare, di sociologi e psicologi che parlano di rendere la scienza più efficace per la società. Personalmente ritengo che il compito dello scienziato sia di rispondere e disseminare i risultati del proprio lavoro, del comunicatore di comunicarli al pubblico, del sociologo di creare una società migliore, abbattendo limiti e differenze sociali fra tutti gli attori. Nello specifico, penso che se vogliamo trasformare tutti gli scienziati in divulgatori scientifici perdiamo di mira l’obiettivo della scienza. Qualcuno di noi sa divulgare, molti altri no e in ogni caso nessuno di noi ha studiato per fare il comunicatore o altro. Certo noi abbiamo il nostro ruolo anche nella comunicazione scientifica, ed è nostra responsabilità svolgerlo. Ma, non sono per nulla convinto che noi dobbiamo detenere la bandiera della corretta comunicazione scientifica, semplicemente perché non funziona il giornalismo scientifico, altrimenti combattiamo una battaglia in un campo, con competenze e mezzi che non abbiamo.
Un esempio? Ritengo che uno come Lorenzo Baglioni, sia in grado di fare un impatto sulla cultura scientifica valutabile in parecchi milioni di volte maggiore del mio. Il suo filmato sul teorema di Ruffini o sull’astrofisica raccontata da una boy band, visualizzati decine di milione di volte, non sono confrontabili con gli accesi siti scientifici e ai blog di ricercatori. Baglioni, Piero Angela e pochi altri, purtroppo, hanno i mezzi e le competenze per trasformare la scienza in qualcosa di pop.
E allora qual è il ruolo del ricercatore nella comunicazione verso il pubblico? Sicuramente noi siamo responsabili della conoscenza, e dobbiamo quindi “educare” chi svolge la comunicazione a rispettare questo ruolo. Questo ad esempio è realizzato in modo esemplare nella comunicazione scientifica anglosassone che non mischia mai gli uni con gli altri, che usa un giornalismo investigativo piuttosto che sensazionalistico e che per questo è ritenuto fra i migliori a livello internazionale. Non peraltro in Inghilterra negli anni ‘60-‘70 i sociologi hanno creato il programma forte, volto a far capire che la scienza è utile senza se e senza ma… da qui discende peraltro anche l’idea di MADE IN SCIENCE per la Notte Europea dei Ricercatori 2016/17.
Ma, abbiamo anche il compito di trasmettere la passione e la creatività che c’è nella ricerca scientifica, valori intangibili che sono alla base del progresso della conoscenza, valori che da migliaia di anni hanno spinto l’uomo a conoscere il modo attorno a lui, a inventare tecnologie, a comprendere e usare la natura, valori che hanno costruito nel bene e nel male una società sempre migliore della precedente.

Informazioni su Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
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