Invitation to attend an Academia-Industry matching event on RPC-TGC in Vienna on March 24-25

20130310-104942.jpgIn the framework of AIDA, the FP7 project on Advanced European Infrastructures for Detectors at Accelerators, CERN and other very prominent research infrastructures are organising an Academia-Industry Matching event on the use of Resistive Plate Chambers (RPC) and Thin-Gap Chambers(TGC) in fundamental research and in other domains such as mining, homeland security, cultural heritage and the sciences of the Earth, on 24-25 March 2014 in Vienna.

http://indico.cern.ch/conferenceDisplay.py?confId=282495

The purpose of this event is to bring together academia and industry to address the needs of the former and the capability of the latter with a view to fostering collaborations for manufacturing the devices needed by the research community and commercializing the results in applications of economic interest for society.

Currently, RPC and TGC are very prominently used in research where future projects call for very large-area detectors requiring a strong involvement of industry. Recent ideas and projects in other scientific areas and in mining and homeland security indicate a very good market prospect for these technologies when fully industrialized, since they can cost-effectively compete but also overcome limitations or shortcomings of those that are in exploitation.

We would like to invite your company/institution to take part in this networking event to assess the pertinence of RPC and TGC for your business/organisation and evaluate with the rest of the academia the prospect of pursuing the industrialization of these technologies further.

Attendance to the event is free of charge but for logistic reasons, registration is compulsory.

Registration is now open. At this occasion, you will have the possibility of requesting a booth and poster stands to present your company.

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Le Particelle Medicali

Nel preparare la tavola rotonda della notte dei ricercatori del 2013, avevo scritto qualche  appunto sul discorso con il quale avrei introdotto gli ospiti, che mi è tornato in mente l’altra sera chiacchierando con amici radiologi. Magari può interessare quanto l’Italia sia stata e sia tutt’oggi all’avanguardia in questo settore.

La storia della Terra e dell’evoluzione delle specie è scandita in buona parte, oltre che da virus, batteri e guerre, dalle radiazioni naturali che continuamente ci colpiscono sotto forma di raggi cosmici provenienti dall’universo che ci circonda e dalla radiazioni naturalmente emesse dai materiali che compongono la crosta terrestre, più o meno radioattivi a seconda della loro composizione ed età.

L’effetto delle radiazioni sulle molecole, contenute ad esempio nel nostro corpo, può essere quello di strappare gli elettroni dagli atomi o rompere il nucleo stesso, distruggendo di conseguenza le molecole che lo contiene. Si crea quindi un danno a livello molecolare, ad esempio sulle molecole del DNA, che può fare impazzire le cellule o creare mutazioni genetiche permanenti.

Come conseguenza si posso avere dei danni positivi, che magari hanno contribuito alla selezione dell’uomo rispetto a gli altri esseri viventi, o negativi, come il sopraggiungere di brutte malattie.

Alla fine dell’ottocento grazie tre scienziati da prima ROENTGEN scopri i raggi X e poi MARIE e PIER CURIE scoprirono la radioattività naturale del radio. Da li subito nacquero due utilizzi importanti delle radiazioni: da un parte la DIAGNOSTICA e dall’altra la TERAPIA.

Ma la storia è stata in parte scritta anche dai nostri ricercatori italiani, infatti è fondamentale il contributo che Fermi e ragazzi di via Panisperna che negli anni 30 scoprirono la radioattività artificiale. Fermi, Rasetti e Amaldi progettarono il primo acceleratore italiano per produrre radioattività artificiale, finanziata nel 35 dal ministero della sanità, proprio per utilizzare questo fenomeno ai fini terapeutici.

Un’altro dei ragazzi di via Panisperna, Emilio Segrè, successivamente scoprirà il tecnezio e un suo derivato diventerà da li a poco l’elemento più utilizzato in medicina nucleare nelle scintigrafie come tracciante.

Oggi si usano nella diagnostica strumenti più complicati come la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), evoluzione computerizzata di una semplice radiografia, la PET (Tomografia ad emissione di Positroni) che invece sfrutta l’antimateria.

Capite bene che la medicina nucleare e’ quindi uno dei derivati fondamentali delle ricerche  in cui è impegnato l’INFN costruendo acceleratori di particelle e rivelatori opportuni per studiarne le proprietà, alla ricerca dei fenomeni di fisica fondamentale e studiare i primi istanti di vita del nostro universo. Proprio da questi studi infatti oggi l’Italia può di aver partecipato a scrivere la storia della medicina nucleare e a sviluppare le competenze e le capacità che ci permettono oggi di avere il secondo acceleratore in Europa per la ricerca fondamentale, DAFNE qui presso i Laboratori Nazionali di Frascati, e di aver acquisito le competenze per partecipare alla costruzione di questa nuova impresa italiana il CNAO, in cui la radiazione artificiale viene utilizzata per distruggere i tessuti cancerosi li dove è impossibile intervenire chirurgicamente.

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Menzione del giorno

Nelle moderne societa democratiche, se la scienza ignora atteggiamenti e valori dei cittadini lo fa, come ogni altro attore sulla scena pubblica, a suo rischio e pericolo.
Rapporto “Science and Society”
della Camera dei Lord, 2000

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L’Italia è un paese efficiente nel creare innovazione, peccato che nessuno ci investa…

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Commentavo ieri via twitter gli articoli pubblicati nel mese di Dicembre su Le Scienze che evidenziano, fra le tante cose, come su questo tema ci sia molta confusione. Molti post di blogger raccolti minuziosamente su iononfaccioniente  e più fonti confermano che il nostro paese, pur investendo poco o nulla in Ricerca e Sviluppo si difende bene, ed è solo la scarsa o nulla partecipazione del privato a indebolire fortemente la nostra capacità di far perte dei leader nell’innovazione a livello mondiale.

In particolare uno degli articoli di Le Scienze mostra la figura la qui a fianco, che indica il la capacità di innovazione di un paese verso il suo prodotto interno lordo procacciate. La figura è tratta dal report di oltre 400 pagine pubblicato da un gruppo di economisti americani provenienti da varie istituzioni, che hanno analizzato le capacita’ innovative di oltre 140 nazioni, fra cui il’Italia.

I dati in parte si conoscono abbastanza bene, e le 417 pagine sicuramente non sono facilmente digeribili, ma devo dire che è la prima volta che vedo confermato nero su bianco quello che ho sempre pensato (es 1, 2, 3, 4, 5) non solo dei modelli di trasferimento tecnologico e quindi di capacità di fare innovazione, ma anche della scarsa efficienza di certi metodi. Esempio ne sono le ricette alla far west come il venture capitaliste, oggi propagandate da esponenti politici come panacea di tutti i mali, che hanno portato paesi come gli USA e Hong Kong ad essere si leader dell’innovazione ma con scarsa efficienza (si legga su lo stesso numero di Le Scienze l’articolo “Chi Finanzierà la prossima scoperta?”).

ImageIl GII (Global Innovation Index) che tiene conto non solo del ritorno economico (che in ogni caso in Italia e’ superiore al  PIL investito in R&S) sembra quindi penalizzare le economie di mercato pure che vedono investire tantissimi fondi con un ritorno meno produttivo di quello ottenuto dai paesi nord europei. MI sembra inoltre di poter concludere che l’Europa, almeno a livello di paesi singoli, non sia piazzata affatto male, e come sostiene il mio presidente, forse copiare ci permetterebbe di avere un paese Italia che non debba semplicemente inseguire i leader in questo campo.

Quindi ancora una volta si conferma che il sistema pubblico della ricerca italiana funziona anche nel campo dell’innovazione mentre lo scarso investimento privato penalizza fortemente la nostra capacità di essere leder nel contesto mondiale.

Benché con scarse risorse, il nostro paese riesce ad essere produttivo ed in linea con gli investimenti disponibili, dimostrando una elevata efficienza. Viene quindi da chiedersi, ma perché si continuano a tagliare le risorse e puntare il dito sulla ricerca pubblica?

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Attività di disseminazione del Servizio Fondi Esterni

SchisaniDomani faremo l’ultimo incontro del 2013 per la formazione del personale e disseminazione ai Laboratori Nazionali di Frascati  delle informazioni necessarie per aumentare l’impatto dei LNF in H2020 e nei programmi di supporto alla ricerca nazionali e regionali. Eventi organizzati dal Servizio Formazione, Alta Formazione e Fondi Esterni dei LNF, durante il suo primo anno di lavoro.

L’incontro di domani sarà con la Dott.sa Scisani di APRE (Agenzia per la Ricerca Europea) contact point nazionale per i bandi dell’European Research Council.

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