Italians

Campiamo di più, lavoriamo meno e facciamo più vita sociale, ma sembra che ce ne freghiamo dell’impegno civico, l’ambiente dell’istruzione…

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DOE-INFN Summer Students Exchange Programme 2019 Edition

The US Department of Energy (DOE) and the Istituto Nazionale di Fisica Nucleare of Italy (INFN) announce the 2019 edition of the Summer Exchange Program dedicated to promote the exchange of students in science between the two countries.

DOE-INFNINFN (http://www.infn.it) is one of the leading organizations worldwide promoting basic scientific research and has tight connections with DOE activities in many areas of interest: Particle Physics, Astroparticle Physics, Nuclear Physics, Theoretical Physics and Detector Physics.

We call for applications of US students willing to join a INFN research team in Italy for a two-month period between June 1st and October 31st, 2019. There are a total of 11 positions available, and students can choose among 18 different INFN sites (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Ferrara, Frascati National Laboratory, Genova, Gran Sasso National Laboratory, Lecce, Legnaro National Laboratory, Milano, Padova, Pavia, Pisa, Roma, Roma Tor Vergata, South National Laboratory, Trieste).

Applications can be submitted through the INFN online recruitment web page at the following address:

https://reclutamento.infn.it/ReclutamentoOnline/

choosing “Starting Fellowships” (Borse), Call number: 14945.
In the “Attachments” section you will find the description of student requirements,
info on coverage of travel and living expenses, and the description of the available
activities for each site.

Deadline for application is April 10th, 2019 at 23:59 CEST

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Save the date

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Giornalisti Nell’Erba e Frascati Scienza hanno dato il via ad un progetto di Citizen Science – Be a Data Scientist – sulle dinamiche informative dei giovani e giovanissimi.  Il progetto, che sarà presentato a Perugia al Festival internazionale del giornalismo il 3 aprile, coinvolge una quindicina di scuole pilota in tutta Italia, ma è aperto alla partecipazione di tutti. I risultati della ricerca saranno presentati alla Notte Europea dei Ricercatori 2019 #BEES. (qui  per saperne di piu)

https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2019/teen-news-lab.-when-the-newspaper-takes-the-place-of-the-textbook

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Il punto cieco – fisica, tempo e coscienza

Consiglio a scienziati, pensatori, religiosi, studenti, complottisti, riduzionisti, relativisti, ecc, ecc la lettura di questo articolo sulla fisica, il tempo e la coscienza, che fa riflettere su quanto sappiamo oltre che sulla scienza stessa. Per invitarvi a leggerlo ho provato a tradurre l’articolo. Spero si capisca e che mi si perdonino i termini non corretti della personale “traduzione” dell’articolo The Blind Spot, di Adam Frank, Marcelo Gleiser e Evan Thompson pubblicato su  AEON che potete leggere in versione originale qui:  https://aeon.co/essays/the-blind-spot-of-science-is-the-neglect-of-lived-experience

IMG_20181122_105625.jpgIl problema del tempo è uno dei più grandi enigmi della fisica moderna. Primo elemento dell’enigma cosmologico. Per capire il tempo, gli scienziati parlano di trovare una “causa prima” o  “condizione iniziale” – una descrizione dell’Universo all’inizio (o al “tempo uguale a zero”). Ma per determinare le condizioni iniziali di un sistema, dobbiamo conoscere il sistema totale. Dobbiamo misurare le posizioni e le velocità delle sue parti costituenti, come particelle, atomi, campi e così via. Questo problema si scontra contro un muro invalicabile nel caso dell’origine dell’universo, perché non possiamo osservarlo dall’esterno. Non possiamo uscire fuori per guardare dentro, perché il dentro è tutto ciò che esiste. Una “causa prima” non è solo inconoscibile, ma anche scientificamente intelligibile.

La seconda parte della sfida è filosofica. Gli scienziati ritengono che il tempo fisico sia l’unico tempo reale – mentre il tempo esperienziale, il senso soggettivo del passare del tempo, è considerato una fabbricazione cognitiva di importanza secondaria. Il giovane Albert Einstein ha chiarito questa posizione nel suo dibattito con il filosofo Henri Bergson negli anni ’20, quando affermava che il tempo del fisico era l’unica realtà. Con l’età, Einstein divenne più cauto. Fino al momento della sua morte, rimase profondamente turbato su come trovare un posto per l’esperienza umana del tempo nella visione scientifica del mondo.

Questi dilemmi si basano sulla presunzione che il tempo fisico, con un punto di partenza assoluto, sia l’unico vero tempo. Ma cosa succede se la questione dell’inizio del tempo è mal posta? A molti di noi piace pensare che la scienza possa darci una descrizione completa e obiettiva della storia cosmica, distinta da noi e dalla nostra percezione. Ma questa immagine della scienza è profondamente imperfetta. Nella nostra spinta alla conoscenza e al controllo, abbiamo creato una visione della scienza come una serie di scoperte su come la realtà sia di per sé, una visione della natura con l’occhio del creatore.

Un tale approccio non solo distorce la verità, ma crea un falso senso di distanza tra noi e il mondo. Questa divisione deriva da ciò che chiamiamo il punto cieco, che la scienza stessa non può vedere. Nel punto cieco siede l’esperienza: la pura presenza e l’immediatezza della percezione vissuta.

Dietro il punto cieco si colloca la convinzione che la realtà fisica abbia il primato assoluto nella conoscenza umana, una visione che può essere chiamata materialismo scientifico. In termini filosofici, combina l’oggettivismo scientifico (la scienza ci parla del mondo reale, indipendente dalla mente) e del fisicalismo (la scienza ci dice che la realtà fisica è tutto ciò che esiste). Particelle elementari, momenti nel tempo, geni, il cervello: tutte queste cose sono considerate fondamentalmente reali. Al contrario, esperienza, consapevolezza e coscienza sono considerate secondarie. Il compito della scienza consiste nel capire come ridurli a qualcosa di fisico, come il comportamento delle reti neurali, l’architettura dei sistemi computazionali o qualche misura di informazione.

Questa struttura affronta due problemi intrattabili. Il primo riguarda l’oggettivismo scientifico. Non incontriamo mai la realtà fisica al di fuori delle nostre osservazioni. Le particelle elementari, il tempo, i geni e il cervello ci si manifestano solo attraverso le nostre misurazioni, modelli e manipolazioni. La loro presenza è sempre basata su indagini scientifiche, che si verificano solo nel campo della nostra esperienza.

Ciò non significa che la conoscenza scientifica sia arbitraria o una semplice proiezione delle nostre menti. Al contrario, alcuni modelli e metodi di indagine funzionano molto meglio di altri e possiamo verificarlo. Ma questi test non ci mostrano mai la natura così come è, al di fuori del nostro modo di vedere e agire sulle cose. L’esperienza è tanto fondamentale per la conoscenza scientifica quanto la realtà fisica che rivela.

Il secondo problema riguarda il fisicalismo. Secondo la versione più riduttiva del fisicalismo, la scienza ci dice che tutto, compresa la vita, la mente e la coscienza, può essere ridotto al comportamento dei più piccoli costituenti materiali. Non sei altro che i tuoi neuroni, e i tuoi neuroni non sono altro che piccoli pezzi di materia. Qui, la vita e la mente sono sparite, e solo la materia senza vita ad esistere.

Per dirla senza mezzi termini, l’affermazione secondo cui non esiste altro che realtà fisica è falsa o vuota. Se “realtà fisica” significa realtà come la descrive la fisica, allora l’affermazione secondo cui esistono solo fenomeni fisici è falsa. Perché? Perché la scienza fisica – compresa la biologia e la neuroscienza computazionale – non include la coscienza. Questo non vuol dire che la coscienza sia qualcosa di innaturale o soprannaturale. Il punto è che la scienza fisica non tiene conto dell’esperienza; ma sappiamo che l’esperienza esiste, quindi l’affermazione che le sole cose che esistono sono ciò che la scienza fisica ci dice è falso. D’altra parte, se la “realtà fisica” significa la realtà secondo una fisica futura e completa, allora l’affermazione che non c’è nient’altro che la realtà fisica è vuota, perché non abbiamo idea di come sarà una tale fisica futura, specialmente in relazione alla coscienza. Continua a leggere

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Chi siamo davvero

21xxi“Se volete il potere, ad un ceto punto dovete iniziare a diffondere narrazioni. Se volete sapere la verità sul mondo, liberata da tutte le narrazioni, a un certo punto dovete rinunciare al potere”.
Forse questa è una delle frasi più crude e reali dell’esamina storico culturale di Yuval Noah Harari nel suo ultimo libro 21 lezioni per il XXI secolo. Ma non c’è nulla di mistico in tutto ciò. Sono proprio le storie create dagli uomini per mantenere armonia e pace sociale  che hanno sempre reso difficile sapere chi siamo davvero.
Alla vigilia della quarta rivoluzione industriale, che apre l’era dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie aumentando la capacità di illudere la gente, come possiamo conoscere noi stessi?

Un suggerimento personale. Se siete interessati approfondire la democrazia e i suoi limiti, questo libro e il divertente saggetto di Michela Murgia Istruzioni per diventare fascisti sono letture da consigliare.

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