Chi siamo davvero

21xxi“Se volete il potere, ad un ceto punto dovete iniziare a diffondere narrazioni. Se volete sapere la verità sul mondo, liberata da tutte le narrazioni, a un certo punto dovete rinunciare al potere”.
Forse questa è una delle frasi più crude e reali dell’esamina storico culturale di Yuval Noah Harari nel suo ultimo libro 21 lezioni per il XXI secolo. Ma non c’è nulla di mistico in tutto ciò. Sono proprio le storie create dagli uomini per mantenere armonia e pace sociale  che hanno sempre reso difficile sapere chi siamo davvero.
Alla vigilia della quarta rivoluzione industriale, che apre l’era dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie aumentando la capacità di illudere la gente, come possiamo conoscere noi stessi?

Un suggerimento personale. Se siete interessati approfondire la democrazia e i suoi limiti, questo libro e il divertente saggetto di Michela Murgia Istruzioni per diventare fascisti sono letture da consigliare.

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Soluzioni economiche contro il riscaldamento globale

screenshot_20181217_2229152832341633239389600.jpgIeri mi è capitato di leggere sul blog di Grillo l’articolo di Luis Garicano, Soluzioni economiche contro il riscaldamento globale. L’articolo, in modo molto semplicistico riassume un paio di concetti nel tentativo di trovare delle soluzioni all’interno della teoria economica standard per risolvere il problema del riscaldamento globale: tasse e il club dei bravi. Sulle prima soluzione ho sempre avuto le mie perplessità, anche se qui vine proposta in una forma di redistribuzione verso i più poveri. Ma, mi chiedo, questo non dovrebbe essere il principio generale delle tasse che, sempre progressive, sono necessarie per costruire quel welfare per i meno abbienti? Peraltro, anche un po’ contraddittorio trovare sul blog di Grillo una soluzione di questo genere visto che questo governo ha appena approvato la flat tax…  Per il club dei bravi, se la Politica avesse veramente voluto fare un club e dare seriamente delle risposte, bastava far funzionare la COP, ma ciò non accade per tante ragioni.
Il bello è che ormai siamo talmente forviati dal principio economico da non accorgerci che non è possibile trovare una soluzione attraverso questo modello economico ai problemi dell’ambiente e del clima. È proprio l’attuale economia che ne è la causa, di cui crescita infinita e esternalità ne sono la misura e l’effetto. L’unico modello sostenibile è una rivoluzione dei sistemi produttivi a danno degli attuali capitali ed economie, altro che auto elettriche o domeniche verdi. E chi sa che non produca anche qualche posto di lavoro in più.

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Il decoupling, so far so good…

clima      Mi si fa notare che il mio ragionamento sul decoupling si basi su un documento della IEA errato mentre questo è il riferimento corretto. Vorrei quindi porre l’attenzione su quanto scrive la IEA nella sintesi dell’ultimo rapporto pubblicato (2018) sullo stato dell’energia e delle emissioni nel mondo:

“A che punto siamo in materia di emissioni e di accesso all’energia – e dove vogliamo arrivare?
Nello Scenario Nuove Politiche, le emissioni di anidride carbonica derivanti dal sistema energetico seguono una direttrice di lento aumento da qui al 2040, ma questa traiettoria non si concilia affatto con quella che, secondo il mondo scientifico, sarebbe necessario percorrere per contrastare il cambiamento climatico. I paesi dovranno, a livello aggregato, ottemperare agli impegni nazionali assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, questi impegni non sono sufficienti ad anticipare il picco delle emissioni globali. Il trend emissivo previsto rappresenta un grande fallimento collettivo nel far fronte agli impatti ambientali associati all’uso di energia. In questo scenario, le minori emissioni dei principali inquinanti atmosferici non bastano a creare una discontinuità nell’aumento delle morti premature dovute alla scarsa qualità dell’aria.
Nel 2017, per la prima volta, il numero di persone prive di accesso all’elettricità è sceso al di sotto di 1 miliardo, ma i trend di accesso all’energia sono lontani dal conseguimento degli obiettivi globali. Lo Scenario Nuove Politiche descrive alcuni miglioramenti in termini di accesso, con l’India in prima linea. Tuttavia, al 2040, oltre 700 milioni di persone, soprattutto negli insediamenti rurali dell’Africa subsahariana, non avranno ancora accesso all’elettricità e pochi saranno i progressi compiuti nel ridurre la dipendenza dall’uso tradizionale delle biomasse solide per cucinare.”

Infine all’inizio si legge questa frase […] “Sostenibilità: dopo tre anni senza variazioni, nel 2017 le emissioni mondiali di anidride carbonica (CO2) dovute al comparto energetico sono aumentate dell’1,6% e le stime preliminari sembrano confermare un trend di crescita anche per il 2018” […] 

Sempre se non sbaglio conti, ragionamento (dove sicuramente non è vero che la finanza non produce CO2 come anche che tutto il GDP (PIL) reale consumi energia) e mi fido di questo articolo del sole 24 ore nel dividere la componete di crescita del GDP  (pari al 3.5% nel 2017) fra produzione (1.7 %) e finanza (1.8 %), otteniamo che il decoupling reale è irrisorio. Quindi il plateau della CO2 alla quale la IEA fa riferimento e anche il titolo ad effetto sono sicuramente veri, nessuno lo mette in dubbio, peccato che siano di scarso significato, e la IEA pare che lo sappia bene…

Anche se tralasciamo quest’ultima parte del ragionamento, che è sicuramente da comprendere meglio, personalmente al “finora tutto benne“, io non mi adeguo…

ps fino ad ora non sono riuscito a trovare dati dopo il 2016 del disaccoppiamento a livello globale tra CO2 e PIL. In Italia, sicuramente il PLI comunque misura molto bene la corrente elettrica che consumiamo.

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Legge di Brandolini, again

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Sono felice di essere nuovamente fra le grinfie della tagliente penna di Sylvie Coyaud colpita dal mio post sul “perché la #COP24 sarà l’ennesimo fallimento per il clima e la scienza“. Vale quindi la pena rispondere alla sue domande:

1 – Chi è il soggetto di “possiamo”?. Tutte quelle persone attente al problema del clima, stanche di vedere la scienza usata come scusa per giustificare azioni opinabili e di scarso impatto.

2 – Perché la possibilità di usare la scienza per i propri fini sarebbe riservata a quel soggetto? non è riservata! chiunque può e deve usare la scienza per i propri fini. Basta che sia chiara la finalità. Se la finalità è economica va benissimo perseguire la crescita del PIL, come avviene attualmente. Ma se la finalità è il clima, purtroppo il problema è termodinamico e non economico, e le cose da fare sono altre ed è responsabilità degli scienziati come di chi fa cronaca scientifica denunciarlo.

3 – Nel contesto della riduzione degli inquinanti e del passaggio alle energie rinnovabili qual è la differenza tra fini e obiettivo? Nessuno infatti contesta in alcun modo il passaggio alle rinnovabili, peccato che questo sia lentissimo, spesso non chiaro: l’esempio del gas naturale è esemplare, cosi come i campi agricoli coperti da pannelli fotovoltaici, probabilmente le auto elettriche, ecc, ecc

4 – Nel caso non ci fosse, come si fa a condividere il secondo e non i primi? Penso di aver chiarito la differenza in quanto scritto sopra. Quando insegno termodinamica ai licei sfrutto un semplice esempio:

1 kWh è il lavoro che fa un uomo in 5 ore, con un costo di almeno 50 euro
1 kWh elettrico costa 17 centesimi; equivalente ad un lavaggio in lavatrice…
1 kWh si produce con 1 m2 di pannelli solari, aspettando 5 ore circa in una bella giornata
1 kWh è disponibile bruciando un bicchiere di benzina; 2-3 km in macchina
1 kWh è contenuto in un granello di polvere di Uranio…”

qualche approfondimento utile che magari ocasapiens vuole commentare:

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Incentivi per auto elettriche, ma nuove tasse sulle altre

Incentivi per auto elettriche, ma nuove tasse sulle altre: «I prezzi aumenteranno di centinaia di euro», cosi titola il corriere della sera oggi, sottolinenando come una manovra di questo genere possa creare gravi danni alle vendite.

“La Commissione Bilancio della Camera, nella discussione nel DDL Bilancio 2019, ha approvato un emendamento che prevede l’introduzione di un sistema di «bonus-malus» sulle immatricolazioni di auto nuove, in funzione delle emissioni di CO2, valido fino al 2021. Si prevede di applicare, già a partire dal primo gennaio sulle auto nuove un’imposta crescente all’immatricolazione che varia dai 150 ai 3.000 euro e parallelamente, nello stesso triennio, di introdurre un incentivo all’acquisto di veicoli ibridi e elettrici che emettono da 0 a 90 CO2 g/km, variabile da 1.500 a 6.000 euro“

Considerazioni:

1) siamo il paese d’europa con più alto numero di auto vetture procapite, secondi solo al Lussemburgo. Possiamo anche smettere di comprare automobili;

2) forse è una tassa che differenzia fra chi e come si inquina. Se qualcuno si vuole fare una nuova macchina è giusto che paghi, ma non è giusto che sia incentivato a comprarsela;

3) le auto elettriche riducono le emissioni al più del 20%. Non è chiaro se l’inquinamento creato dalla produzione e smaltimento delle batterie sia veramente tale da dare dei vantaggi in termini di emissioni e veleni prodotti. Almeno le auto elettriche sono silenziose, anche se qualche evoluzionista antropico le vuole dotare di rumori artificiali per ovviare al fatto che abbiamo perso i nostri sensi…

4) non ho capito perché se l’obiettivo è l’ambiente ci debba guadagnare lo Stato, che ovviamente fa vacillare la nostra opinione sul provvedimento. Sarebbe meglio reinvestire (meglio attraverso sgravi fiscali piuttosto che incentivi) sulla riduzione di auto circolanti e sostuzione con auto meno inquinanti (li dove strettamente necessario).

5) le auto elettriche sostanzialmente spostano i danni dell’inquinamento da dentro a fuori le città con una contenuta riduzione di gas serra (~ 20%) ma soprattutto abbassano la concentrazioni di inquinanti nelle città, che sembrano essere una delle maggiori cause di danni alla salute dei cittadini.

C’è da dire che i produttori di auto sono contrari… forse può essere veramente qualcosa di buono.

Nel frattempo alla COP24: https://www.glistatigenerali.com/clima/cop24-nasce-lalleanza-sulle-mobility-per-guidare-insieme-il-cambiamento/

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