C’erano una volta Caino e Abele,
il primo agricoltore, un po rozzo e irascible, il secondo allevatore, educato ed intelligente. Abele portando a spasso le pecore, si accorge che avere un bastone era molto utile: gli permetteva di indirizzare gli animali, di battere il terreno quando caminava facendo scappare le bestie e riusciva a spostare le fronde e i rovi evitando di ferirsi. Abele aveva quindi esteso le sue capacità inventando la tecnologia. Anche Dio se ne accorse e lodò Abele. Ma a quel punto Caino si arrabbiò e portò Abele nei campi e con quella invenzione tecnologica lo uccise.
Passarono anni e anche Caino morì, ma uno dei sui discendenti si accorse che se quel pezzo di legno, sagomato opportunamente, poteva essere usato come mezzo per spingere altri gusci di legno sull’acqua. Nacque quindi una innovazione tecnologica.
Nel frattempo la tecnologia progredì e il commercio fiorì, qualcuno più di altri si impadronì il potere, costringendo con la forza gli uomini a remare per lui, inventando la schiavitù.
Buona parte della schiavitù oggi è scomparsa, ma c’è chi usa la carota della crescita economica come fosse un bastone per convincerci che solo così si possa andare avanti, non più usando la tecnologia per migliorare la società, ma scommettendo su quale sia la migliore tecnologia in un futuro lontano.
Scripta manent verba volant
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