Da INFN e ESA la Notte Europea dei Ricercatori 2012 in diretta streaming

Pomeriggio intenso quello previsto per domani, venerdì 28 settembre, ai Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN. Personaggi di spicco del mondo della scienza e della cultura si confronteranno sui temi di attualità spaziando dalla fisica alla metafisica. Protagonista il bosone di Higgs, la particella grazie alla quale tutte le altre prendono massa, ultimo tassello mancante del modello standard, da 50 anni disperatamente cercato dai fisici di tutto il mondo.
Alle 17:00
, Giovanni Organtini, professore di Fisica sperimentale alla Sapienza, lo presenterà al pubblico in una conferenza divulgativa, anche attraverso immagini e filmati.

Organtini ha già firmato un articolo su questo sito web, che ripercorre la storia del bosone e della sua recente scoperta.
Alle 18:00
, nello stessa sede, si svolgerà la tavola rotonda dal titolo “Dio e il bosone di Higgs a colloquio”, che sarà moderata da Umberto Dosselli, direttore dei LNF, alla quale prenderanno parte Fernando Ferroni (presidente dell’INFN) e Luciano Maiani (direttore generale del CERN dal 1999 al 2003, colui che prese la decisione finale di chiudere LEP ed avviare la costruzione di LHC), noto nel mondo scientifico per aver predetto, insieme a Glashow e Iliopoulos, l’esistenza del quark charm.
All’incontro parteciperà anche il fisico Giovanni Mazzitelli e, in collegamento dal Cern di Ginevra, dalla sala controllo dell’esperimento CMS (uno degli esperimenti di LHC), Tiziano Camporesi, vice spokeperson dell’esperimento. La discussione sarà anche accompagnata dalle battute dei bugiardini, gruppo di giovani comici improvvisatori romani.
Ospite della serata Monsignor Fiorenzo Facchini antropologo e paleontologo, che in passato si è espresso duramente contro l’intelligent design: “Con il ricorso a interventi esterni suppletivi o correttivi rispetto alle cause naturali viene introdotta negli eventi della natura una causa superiore per spiegare cose che ancora non conosciamo, ma che potremmo conoscere. Ma così non si fa scienza. Ci portiamo su un piano diverso da quello scientifico. Se il modello proposto da Darwin viene ritenuto non sufficiente, se ne cerchi un altro, ma non è corretto dal punto di vista metodologico portarsi fuori dal campo della scienza pretendendo di fare scienza”.

 

 

 

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La scoperta del bosone di Higgs

Prof. Peter HiggsIl 28 settembre 2012, durante la Notte Europea dei Ricercatori, nell’aula Touschek dei Laboratori Nazionali di Frascati avrà luogo una conferenza divulgativa sulla scoperta del bosone di Higgs fatta la scorsa estate nei laboratori del Cern di Ginevra, seguita da una tavola rotonda sul significato profondo di questo importante risultato scientifico. Al doppio evento parteciperanno Giovanni Organtini, docente al Dipartimento di Fisica della Sapienza, Umberto Dosselli, direttore dei Laboratori Nazionali di Frascati, Fernando Ferroni, presidente dell’INFN, Luciano Maiani, direttore del CERN dal 1999 al 2003, e Monsignor Fiorenzo Facchini. Il professor Organtini stuzzica la nostra curiosità e anticipa alcuni dei contenuti della conferenza divulgativa in questo articolo, raccontando la genesi dell’idea del prof. Peter Higgs e ripercorrendo la lunga strada che dagli anni ’60 ha portato i ricercatori a dimostrare la sua ipotesi. Ascoltalo anche nel podcast di Fisicast dedicato alla scoperta, prenotati per partecipare alle conferenze e discuti del bosone sulla pagina di Facebook!

Il 4 luglio 2012, a pochi minuti dall’inizio di un’attesissima conferenza annunciata dal CERN qualche giorno prima, tutte le home page dei maggiori quotidiani del mondo, tutte le agenzie di stampa e tutti i telegiornali riportavano, con grande enfasi, la notizia della scoperta del bosone di Higgs. La grande eccitazione provocata da questo evento non era dovuta alla semplice scoperta di una nuova particella. Già nel mese di aprile, l’esperimento CMS aveva annunciato l’osservazione di una nuova particella [2] (il barione Xib), mentre la collaborazione ATLAS aveva osservato il bosone Csib. Nessuna di queste scoperte aveva destato una reazione simile a quella prodotta dall’annuncio della scoperta del bosone di Higgs. Come mai?

L’Higgs non è semplicemente una nuova particella

La risposta è semplice: i fisici sanno da tempo che i protoni che formano la materia ordinaria non sono particelle elementari, ma sono costituiti di quark. Di quark ne conosciamo sei e le particelle scoperte nei mesi precedenti non sono altro che combinazioni diverse di questi sei quark, mai osservate prima perché rare, ma facilmente prevedibili. In un certo senso la loro esistenza è una naturale conseguenza dell’esistenza dei quark. A differenza di queste particelle il bosone di Higgs, pur essendo stato predetto quasi 50 anni fa, ha una natura completamente diversa e la sua esistenza non è affatto scontata.

Simulazione di una collisione nel rilevatore ATLAS

Simulazione di una collisione nel rilevatore ATLAS. Dal CERN.

Il bosone di Higgs non è infatti una particella come le altre, ma la manifestazione di un nuovo campo (potremmo dire di una nuova forza fondamentale) che, interagendo con esse, fornisce alle particelle di materia la massa che le caratterizza. Prima dell’ipotesi di Higgs la massa delle particelle era pensata come una qualche proprietà intrinseca delle particelle, un po’ come la loro carica elettrica. Con la scoperta del bosone di Higgs, invece, la massa delle particelle (e quindi di tutti gli oggetti) si deve attribuire a un effetto dinamico: per loro natura i corpi sarebbero privi di massa e tenderebbero dunque a muoversi tutti alla velocità della luce. Secondo la teoria della relatività, infatti, la massima velocità alla quale si può muovere un corpo è quella della luce e tale velocità si può raggiungere solo se il corpo ha massa nulla. Capite bene che un Universo in cui tutte le particelle si muovono alla velocità della luce non assomiglierebbe per niente al nostro!

Rendering tridimensione dei rivelatori ATLAS e CMS

Rendering tridimensione dei rivelatori ATLAS e CMS. Dal CERN.

Secondo l’ipotesi di Higgs l’Universo è permeato da un campo (da una forza) che agisce nello stesso identico modo in tutti i punti. Questa forza, in qualche maniera, trattiene le particelle ostacolandone il moto. Le particelle così sono costrette a muoversi con una velocità necessariamente minore di quella della luce e questo corrisponde a possedere una massa. Allo stesso modo in cui il campo elettromagnetico interagisce con se stesso propagandosi nello spazio, permettendo la propagazione dei segnali elettromagnetici sotto forma di onde e la trasmissione dei segnali wireless (come nel caso dei telefoni cellulari, di Internet Wi-Fi, etc.), il campo di Higgs interagisce con se stesso e si propaga nello spazio. Nel fare ciò incontra la stessa difficoltà incontrata dalle particelle di materia: la propagazione è resa difficoltosa dal fatto che, per spostarsi, il campo deve attraversare se stesso, che lo trattiene e ne riduce la velocità, facendolo apparire come una particella dotata di massa. Ecco il bosone di Higgs.

L’esistenza e l’omogeneità del campo di Higgs è una conseguenza del fatto che, nel modello, il vuoto è una condizione altamente instabile. Uno stato nel quale sia presente un campo di Higgs risulta più stabile del vuoto, per effetto dell’auto-interazione del campo. Di conseguenza risulta più semplice immaginare (almeno da un punto di vista qualitativo) come sia stata possibile la nascita dell’Universo: un Universo vuoto è meno stabile di un Universo in cui è presente un campo di Higgs. Se un campo di Higgs si produce per effetto di una piccola fluttuazione quantistica, in assenza di altri campi tende a sopravvivere e a non essere ri-assorbito nel vuoto, così come una palla in equilibrio sulla sommità di una discesa tende a non tornare nello stato iniziale se un piccolo refolo di vento la sospinge: tenderà piuttosto a rotolare giù sempre più velocemente.

Un team da record

La scoperta del prima solo presunto bosone di Higgs è stata resa possibile grazie all’impiego di strumenti scientifici realizzati da team internazionali con un rilevante contributo italiano, attraverso poderosi investimenti da parte di Stati appartenenti a Europa, America e Asia. La macchina acceleratrice (LHC) e i rivelatori che hanno prodotto la scoperta (ATLAS e CMS) hanno frantumato tutti i record finora esistenti nel campo della Fisica delle Alte Energie [5]: LHC è l’acceleratore più grande (27 km di circonferenza), più potente (8 TeV nel centro di massa, aumentabili fino a 14) e luminoso (40 milioni di collisioni al secondo, con fino a 40 collisioni singole protone-protone per ciascuna intersezione dei fasci) che si sia mai costruito; è anche l’oggetto macroscopico più freddo dell’intero Universo, trovandosi a -271 gradi centigradi. Allo stesso tempo, nel punto di collisione si raggiunge la temperatura più alta della Galassia e il vuoto al suo interno è più spinto che in qualunque altro punto dell’intero Sistema Solare.

L'anello di LHC

Anello di LHC visto dall’alto, con la posizione dei quattro esperimenti installati.

ATLAS è il rivelatore più grande del mondo (25 m di diametro, potrebbe contenere la metà della cattedrale di Notre Dame de Paris), mentre CMS è il più pesante (12700 tonnellate; la torre Eiffel ne pesa 7300!). Per non parlare del sistema di calcolo che impiega centri distribuito sull’intero globo terrestre e connessi ad altissima velocità, con centinaia di migliaia di CPU e alcune decine di PB (1000 TB = 1 milione di GB) di spazio disco.

Giovanni Organtini
(Dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma, INFN – Sezione di Roma)

Per approfondire

  1. Latest update in the search for the Higgs boson” (seminario LHC in video streaming), 4 luglio 2012
  2. CMS Collaboration, “Observation of a new Xi(b) baryon“, 26 aprile 2012
  3. ATLAS Collaboration, “Observation of a new chi_b state in radiative transitions to Upsilon(1S) and Upsilon(2S) at ATLAS“, 11 aprile 2012
  4. Peter Higgs, “Broken Symmetries and the Masses of Gauge Bosons“, Physical Review Letters 13 (16): 508–509 (1964) [pdf]
  5. CERN – Facts and figures
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Salve Albert è in casa?

Albert Einstein da WikipediaUn incontro surreale e impossibile tra uno di noi, un visitatore dei nostri giorni, e Albert Einstein: al di fuori del normale scorrere del tempo, naturalmente, dove incontrare il grande scienziato scomparso a Princeton nel 1955 è magicamente possibile. Lo spettacolo teatrale “Einstein s’il vous plait” (regia di Giles Smith, adattamento teatrale di Adriano Saleri e Mario Migliucci e messa in scena per la Notte 2012 dall’associazione culturale Terre Vivaci),proprio come l’omonimo romanzo di Jean-Claude Carrière da cui è liberamente tratto, invita gli spettatori a bussare all’uscio della casa di Einstein per farsi accogliere e raccontare proprio dalla sua voce uno scenario in cui le sue stesse teorie verranno superate per progredire continuamente nella ricerca scientifica per il bene dell’umanità.

“Le idee a volte si bloccano, ristagnano per secoli. In altri momenti viaggiano a velocità folle. Come se fossero nell’aria, dormienti, ma pronte a essere svegliate da un uomo di passaggio”, spiega il personaggio Einstein in modo molto comprensibile, concreto e diretto, con un linguaggio teatrale semplice, immediato e divertente, data anche la natura spiritosa e anticonformista del celebre professore. Le sue orme ci indicano ancora la direzione da seguire per esplorare nuovi territori e arrivare magari in un altrove finora inaccessibile al pensiero umano.

Guarda la locandina, prenota il tuo posto nella sala Touschek dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN (via Enrico Fermi, 40, Frascati) e partecipa alla Notte Europea dei Ricercatori! E, professor Einstein, per favore, ci faccia entrare…

 

 

 

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I minerali aprono il ricco ciclo di conferenze

Comincia dai minerali il ricco ciclo di conferenze organizzato alla “Sapienza” nell’ambito della Settimana della Scienza e della Notte Europea dei Ricercatori.
“Alla scoperta dei minerali, le cellule del pianeta” è il titolo dell’incontro che sarà tenuto dal Professor Giovanni Battista Andreozzi lunedì 24 settembre e al quale le scuole ma anche il pubblico generico sono invitate a partecipare. Per il programma dettagliato clicca qui.
Prenotando la partecipazione i docenti  potranno partecipare ad uno dei concorsi promossi da Frascati Scienza e vincere una visita al CERN di Ginevra.
La visione più comune dei minerali è quella statica, in cui essi vengono assimilati a degli oggetti inerti, racchiusi nelle rocce, ammassati nei giacimenti oppure destinati a fare bella mostra di sé nella vetrina di un museo. La visione più corretta è invece quella dinamica, in cui un minerale nasce, cresce, si trasforma e può anche “morire”. Ovviamente tutto questo accade non sulla superficie ma all’interno del pianeta Terra, un sistema complesso di cui i minerali possono essere considerati le “cellule”.
Nell’interno del nostro pianeta, i minerali hanno la capacità di interagire con l’ambiente circostante e di reagire alla variazione delle condizioni di temperatura e pressione attraverso le transizioni di fase.
Le informazioni su questi ambienti inaccessibili sono codificate nella struttura e nell’ordinamento atomico intra-cristallino. In superficie, i minerali magnetici delle rocce effusive e dei sedimenti orientano i loro domini magnetici secondo la polarità del campo magnetico terrestre e ne registrano le variazioni nel tempo. Inoltre, alcuni minerali possono contenere elementi radioattivi che successivamente decadono in isotopi stabili e permettono quindi di misurare lo scorrimento del tempo geologico.
La decodificazione di queste informazioni risulta fondamentale sia per la comprensione delle relazioni fra le dinamiche interne del nostro pianeta e le loro manifestazioni esterne (terremoti, vulcani), sia per la ricostruzione della sua storia geologica, paleoambientale e paleoclimatica. Lo stesso approccio conoscitivo può essere applicato anche ai minerali delle meteoriti o delle rocce provenienti da missioni extraterrestri.
I minerali ci forniscono quindi l’opportunità unica di ottenere informazioni su mondi che non avremo mai la possibilità di esplorare, distanti migliaia di chilometri sotto i nostri piedi o miliardi di chilometri sopra la nostra testa.
Per le scuole che vogliono partecipare è necessaria la prenotazione.

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Crociere cosmiche e osservazioni stellari: Il ricco programma di Roma Tre

Crociere cosmiche su un’astronave virtuale, osservazioni guidate al telescopio, laboratori, itinerari didattici, mostre, conversazioni scientifiche, attività hands on.
Sono solo alcune delle iniziative che la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università Roma Tre ha messo in programma per la Notte dei Ricercatori quando il pubblico avrà  modo di incontrare i docenti, i ricercatori, i dottorandi e gli studenti e di entrare in contatto personalmente con la realtà della ricerca scientifica svolta presso la Facoltà. Ancora una volta dunque, la terza università romana, con il patrocinio del Municipio XI, aderisce all’iniziativa e apre le porte alla cittadinanza con una serata ricca di eventi.

Questi i titoli di alcune delle attività in programma dalle ore 20:30 in poi:

  • Il mondo dei viventi: conversazioni biologiche, sala microscopi, fossili viventi.
  • Frammenti di cielo e di terra: meteoriti e minerali.
  • Itinerari geologici romani.
  • La matematica nella scienza e nella vita.
  • I numeri della Natura: macro-micro.
  • Alla scoperta dell’Universo: osservazioni guidate al telescopio; crociere nel Cosmo sull’astronave virtuale.
  • Ottica, luce e visione.
  • Nano scienze e nanotecnologie.
  • Dalla nascita dell’astrofisica alle astro particelle.
  • Il Bosone di Higgs incontra la città.
  • Il sole turbolento di mezzanotte: osservazioni dallo spazio in tempo reale.

Per il programma dettagliato clicca qui. La partecipazione a tutte le attività è gratuita ma è consigliata la prenotazione.

Per scaricare la locandina in pdf

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