Il decoupling, so far so good…

clima      Mi si fa notare che il mio ragionamento sul decoupling si basi su un documento della IEA errato mentre questo è il riferimento corretto. Vorrei quindi porre l’attenzione su quanto scrive la IEA nella sintesi dell’ultimo rapporto pubblicato (2018) sullo stato dell’energia e delle emissioni nel mondo:

“A che punto siamo in materia di emissioni e di accesso all’energia – e dove vogliamo arrivare?
Nello Scenario Nuove Politiche, le emissioni di anidride carbonica derivanti dal sistema energetico seguono una direttrice di lento aumento da qui al 2040, ma questa traiettoria non si concilia affatto con quella che, secondo il mondo scientifico, sarebbe necessario percorrere per contrastare il cambiamento climatico. I paesi dovranno, a livello aggregato, ottemperare agli impegni nazionali assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Tuttavia, questi impegni non sono sufficienti ad anticipare il picco delle emissioni globali. Il trend emissivo previsto rappresenta un grande fallimento collettivo nel far fronte agli impatti ambientali associati all’uso di energia. In questo scenario, le minori emissioni dei principali inquinanti atmosferici non bastano a creare una discontinuità nell’aumento delle morti premature dovute alla scarsa qualità dell’aria.
Nel 2017, per la prima volta, il numero di persone prive di accesso all’elettricità è sceso al di sotto di 1 miliardo, ma i trend di accesso all’energia sono lontani dal conseguimento degli obiettivi globali. Lo Scenario Nuove Politiche descrive alcuni miglioramenti in termini di accesso, con l’India in prima linea. Tuttavia, al 2040, oltre 700 milioni di persone, soprattutto negli insediamenti rurali dell’Africa subsahariana, non avranno ancora accesso all’elettricità e pochi saranno i progressi compiuti nel ridurre la dipendenza dall’uso tradizionale delle biomasse solide per cucinare.”

Infine all’inizio si legge questa frase […] “Sostenibilità: dopo tre anni senza variazioni, nel 2017 le emissioni mondiali di anidride carbonica (CO2) dovute al comparto energetico sono aumentate dell’1,6% e le stime preliminari sembrano confermare un trend di crescita anche per il 2018” […] 

Sempre se non sbaglio conti, ragionamento (dove sicuramente non è vero che la finanza non produce CO2 come anche che tutto il GDP (PIL) reale consumi energia) e mi fido di questo articolo del sole 24 ore nel dividere la componete di crescita del GDP  (pari al 3.5% nel 2017) fra produzione (1.7 %) e finanza (1.8 %), otteniamo che il decoupling reale è irrisorio. Quindi il plateau della CO2 alla quale la IEA fa riferimento e anche il titolo ad effetto sono sicuramente veri, nessuno lo mette in dubbio, peccato che siano di scarso significato, e la IEA pare che lo sappia bene…

Anche se tralasciamo quest’ultima parte del ragionamento, che è sicuramente da comprendere meglio, personalmente al “finora tutto benne“, io non mi adeguo…

ps fino ad ora non sono riuscito a trovare dati dopo il 2016 del disaccoppiamento a livello globale tra CO2 e PIL. In Italia, sicuramente il PLI comunque misura molto bene la corrente elettrica che consumiamo.

Informazioni su Giovanni Mazzitelli

Senior Researcher - field of interest high energy physics and particle accelerators; science communication and education; sail and alpinism lover
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