Perché parliamo di Scienza e Giornalismo – @journalismfest @FrascatiScienza @gNellerba

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15:30 – 17:00 mercoledì 5/04/2017
Perugia, Hotel Brufani – Sala Perugino

Il 5 aprile a Perugia apriremo uno dei workshop del festival internazionale di giornalismo con una breve introduzione al corso di formazione per giornalisti professionisti che abbiamo ideato con i Giornalisti nell’Erba e alcuni colleghi ricercatori. Lo scopo del corso e’ parlare di come la conoscenza e comprensione della scienza e la capacità di saper leggere e interpretare dati, tabelle e grafici possano essere fondamentali nella comunicazione e quindi nel giornalismo.

Screenshot_20170325-112335Ho anche una motivazione di etica personale a voler lavorare su questo corso. Una delle indagini statistiche che mi ha sempre colpito, in questo caso estratta dal rapporto Osserva 2015, e’ rappresentata nella tabella a fianco.  Sono da sempre un fermo sostenitore del rispetto di ruoli e competenze. Quindi, se meno del dieci per cento degli intervistati ritiene che i giornalisti siano credibili quando si parla di scienza e che siano addirittura dietro agli ambientalisti e a pari merito con i sacerdoti, senza nulla togliere a quest’ultime categorie, mi preoccupo: vuol dire che chi, per mestiere, ha il compito, gli strumenti, il ruolo e le competenze per parlare alla società, non e’ in grado di farlo efficacemente.  Per me questo e’ un problema, un problema per la società che perde il primo e più importante strumento d’informazione, per la scienza, sempre più impegnata nella sua stessa immagine, per il giornalismo e i giornalisti che vengono via via sostituiti da bot automatici che raccolgono e presentano i fatti…

17692850_10210974822599564_57121711_ohttp://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2017/the-use-of-scientific-data

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Fatti e Storytelling…

In questo video tratto dalle “Mantova Lectures”, Baricco affronta il tema dell’importanza dei fatti sullo storytelling in un fantastico quanto emblematico esempio a sfondo scientifico. Ritengo che chi fa il mio mestiere oltre che comunicazione scientifica dovrebbe molto riflettere su questa breve storia, peraltro tema del prossimo incontro con i giornalisti al Festival del giornalismo di Perugia il 5 Aprile:
http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2017/the-use-of-scientific-data

La versione integrale di alcune “Mantova Lectures” e’ disponibile su raireplay.it

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Dignità e centralità del lavoro

Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico. A che punto siamo arrivati? Al punto che non siamo consci di questa dignità della persona; questa dignità del lavoro… Dove non c’è lavoro manca la dignità (*) 

Al di la’ di quello in cui ognuno di noi crede, la dignità dell’uomo, la sua libertà, alle soglie della quarta rivoluzione industriale è il valore etico più importante con il quale l’uomo contemporaneo si dovrà rapportare. Nulla di sconvolgente, l’umanità non finirà per questo. Ma se non vedo alcun pericolo nel non essere o ritenersi al centro dell’universo, mi preoccupo di una umanità che perde la sue capacità intellettive a scapito di un futuro in cui intelligenza e creatività saranno gestite dalle macchine, macchine dominate dalle logiche del profitto.

(*) Papa Francesco, omelia a Santa Marta del primo maggio 2013 

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Il Giardino di Albert – L’impatto della Scienza nella Società

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Quando si pensa a scienza e tecnologia, automaticamente il pensiero corre alle tante invenzioni e scoperte che l’uomo ha realizzato nei secoli, che ci hanno fatto evolvere, e che hanno migliorato la nostra vita. Ma la scienza, per essere valida, deve sempre avere una ricaduta pratica – “economica”? E quali sono i parametri oggettivi di valutazione dell’impatto della scienza nella società, in considerazione del fatto che la ricerca scientifica è composta anche di valori intangibili? A questi e altri interrogativi si è cercato di rispondere nella prima conferenza internazionale sull’Impatto della Scienza nella Società, che ha riunito a Barcellona scienziati (tra cui tre premi Nobel), comunicatori della scienza e sociologi? Tra i relatori Giovanni Mazzitelli, primo ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati, che da sempre si interessa anche di diffusione della cultura scientifica. Nel Giardino di Albert di giovedì 9 febbraio Mazzitelli racconterà come la scienza non dovrebbe essere valutata (solo) in base all’impatto socio-economico quanto piuttosto lasciandosi sorprendere dalla sua imprevedibilità, valutandone l’impatto culturale e il suo contributo alla comprensione di quello che ci sta intorno.

Ascolta il podcast della trasmissione: http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/il-giardino-di-albert/L%E2%80%99impatto-della-scienza-nella-societ%C3%A0-8687176.html

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Un’etica Scientifica

kropotkin3[..] Il compito dell’etica non è quello di insistere sui difetti dell’uomo e rimproverargli i suoi peccati: essa deve fare opera positiva, indirizzandosi ai sui migliori istinti. Letica definisce e spiega i principi fondamentali senza i quali ne gli animali ne gli uomini avrebbero potuto vivere nella società. Successivamente, fa appello a qualcosa di superiore: all’amore, al coraggio, alla fratellanza, al rispetto di se stessi, a una vita conforme all’ideale. Infine, dice all’uomo che se vuole vivere una vita nella quale tutte le forze trovino piena espressione, deve rinunciare una volta per tutte a credere che sia possibile vivere senza tener conto dei bisogni e dei desideri dei sui simili. L’etica insegna che ci si avvicina a questa vita solo quando si stabilisce una certa armonia tra individuo e coloro che lo circondano. E aggiunge: guardate la natura, studiate il passato dell’uomo, vi troverete la verità. Quando l’uomo, per una ragione qualsiasi, esita non sapendo come agire in un caso determinato, l’etica gli viene in aiuto mostrandogli come lui stesso vorrebbe che gli altri agissero nei suoi riguardi nelle stesse circostanze. […]
Ma lo scopo dell’etica non è quello di dare consigli individuali. Essa tende piuttosto a prospettare all’insieme degli uomini un fine supremo, un ideale che li guidi e li inciti ad agire istintivamente nella direzione voluta, meglio di qualsiasi consiglio […] così lo scopo dell’etica è di creare un’atmosfera sociale in grado di far comprendere alla maggioranza degli uomini, in modo assolutamente abitudinario, cioè senza esitazioni, gli atti che conducono al benessere di tutti e al massimo alla felicità per ciascuno.
È questo lo scopo finale dell’etica. Per raggiungerlo, dobbiamo sbarazzare le teorie etiche delle contraddizioni interne.
[…] La moderna teoria della morale è basata condizione fondamentale: essa non deve intralciare l’attività spontanea dell’individuo, neanche per uno scopo quale potrebbe essere il bene della società o della specie. Wundt, nella sua eccellente esposizione delle dottrine etiche, fa osservare che dopo il secolo dei lumi, alla metà del XVIII secolo, quasi tutti i sistemi morali sono diventati individualistici. Ma questo punto di vista e’ vero solo in parte, in quanto i diritti dell’individuo sono stati difesi con grande energia solo in campo economico. E anche qui la libertà dell’uomo è stata, in pratica come in teoria, più apparente che reale. […]
Questa tendenza non mancato di sollevare proteste […], essa ha portato Nietzsche ad affermare che e’ meglio rifiutare la morale, se non le si può trovare altra base che il sacrificio dell’individuo a favore del genere umano. […] L’individualismo economico non ha rispettato le sue promesse: non ha condotto al rigoglioso sbocciare della personalità…
[…] Nel groviglio dei problemi posti dalla dottrina morale, questi sono quelli che abbiamo potuto discernere nell’attuale conflitto di idee. Tutti portano a una conclusione fondamentale: la richiesta di un nuovo modo di intendere al morale, in particolare i suoi principi essenziali che devono essere assai flessibili per dare nuova vita alle nostre civiltà; e ancora, la richiesta di liberarla dalle sopravvivenze extraculturali e trascendentali, come pure  dalle ristrette idee dell’utilitarismo borghese.
Gli elementi di questa nuova visione della morale esistono già. L’importanza della società e del muto appoggio nell’evoluzione animale e nella storia dell’umanità può, mi sembra, essere ammessa come una verità scientifica stabilita, e non più ipotetica. Possiamo inoltre considerare come provato il fatto che mano mano che il mutuo appoggio diventa, nella società, un costume consolidato, realizzato per cosi dire istintivamente, questa pratica conduce allo sviluppo del sentimento di giustizia, con il suo senso di uguaglianza o equità come corollario, e all’attitudine a contenere i propri impulsi nel nome di questa uguaglianza. L’idea che i diritti individuali sono inviolabili, allo stesso modo dei diritti naturali di tutti gli altri, si sviluppano man mano che scompaio le distinzioni di classe.
[…] Il mutuo appoggio, la giustizia, la morale, sono i gradi ascendenti degli stati psichici che si sono resi evidenti nello studio del mondo animale e dell’uomo. Essi sono una necessità organica,  che ha in se una propria giustificazione e che conferma tutta l’evoluzione del mondo animale, dai primi scalini (sotto forma di colonie di molluschi) su per la successiva scala evolutiva fino alle più perfezionate società umane. Possiamo dire che in questo vi è una legge generale e universale dell’evoluzione organica, che agisce in modo che il mutuo appoggio, la giustizia e la morale siano profondamente radicati nell’uomo e in tutta la potenza degli istinti innati.
[…] Questa è la solida base che la scienza può fornirci per l’elaborazione del nuovo sistema etico. Invece di proclamare il fallimento della scienza, dobbiamo quindi esaminare come sia possibile edificare un’etica scientifica con gli elementi acquisiti a questo scopo dalle ricerche moderne fondate sulla teoria dell’evoluzione. […]

tratto da: Scienza e Anarchia, di Petr A. Kropotkin,  a cura di G. N. Berti – Elèuthera

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